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Aleramici
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Gli mweqAleramici furono una dinastia sovrana mwegitaliana d'origine mwewfranca, fondata nel mwfaX secolo da mwfqAleramo, primo sovrano della cosiddetta mwfgMarca Aleramica (dopo mwfwmarche di Savona e mwgadel Monferrato) per investitura dell'imperatore mwgqOttone I.
La loro maggiore influenza è stata registrata negli mwgwstati crociati e nell'mwhaImpero romano d'Oriente, regnando sui mwhqregni di Gerusalemme e di mwhgTessalonica e Creta tra il mwhwXII e mwiaXIII secolo. In tre occasioni ottengono la successione al trono imperiale di Costantinopoli, ma in nessun caso riescono ad essere incoronati, nonostante la titolazione di mwiqcesare ottenuta da almeno due. Tra le donne, vengono ricordate anche una mwiwregina titolare di Gerusalemme, diverse mwjaimperatrici consorti dell'mwjqImpero romano d'Oriente, regine consorti mwjgdi Sicilia, mwjwGerusalemme, mwkaCipro e mwkqTessalonica-Creta, oltre a mwkginfante di Spagna, mwkwdelfine consorti del Viennois, ecc.
I diversi maschi della stirpe co-dominarono la mwlqMarca aleramica secondo la mwlgtradizione salica del lignaggio, estendendo il loro dominio anche su parte della mwlwMarca Arduinca, divisa con i mwmaSavoia dopo la estinzione degli mwmqArduinici. Furono divisi in due grandi rami: i mwmgmarchesi di Savona (da cui i mwmwdel Vasto, mwnamarchesi di Saluzzo, mwnqdel Carretto, mwngdel Finale, mwnwdel Bosco, i mwoaLancia di Sicilia, ecc.); ed i mwoqmarchesi del Monferrato (da cui i marchesi di Occimiano).
Il ramo del Monferrato si estinse nel mwpa1317 con la morte dell'imperatrice mwpqIrene, trasmittente del mwpgmarchesato ai mwpwPaleologi di mwqaCostantinopoli. Invece, il ramo mwqqdi Savona s'estende attraverso numerosi ramificazioni, alcuni sovrani fino al mwqgXVII secolo (come i mwqwmarchesi di Saluzzo e mwradel Finale), mentre altri, sconfitti all'mwrqascesa dei comuni, diventano mwrgfeudatari e mwrwcittadini di mwsaSavona, mwsqAlessandria e la mwsgRepubblica di Genova. Alcuni vengono trasferite al mwswregno di Sicilia dove acquistano una rinnovata importanza.
Contents
• Arte
• Note
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Origine leggendaria
La leggenda di Aleramo
«Esultante di castella e vigne / suol d'Aleramo.»
(Piemonte di Giosuè Carducci)
Non sono del tutto chiare né le origini né la genealogia della casata sia per la scarsità o la poca attendibilità delle fonti sia per le contraddizioni provocate da documenti falsi realizzati nel Settecento a sostegno di precise pretese araldiche e largamente utilizzati dagli storici ottocenteschicite-ref-4[4]. Nei secoli scorsi molti storici cercarono di rintracciare i progenitori di mwbgAleramo, il fondatore della dinastia, che secondo fonti medievali fantasiose sarebbe disceso da Teodorico di Frisia o dai Signori del mwcaKent. Altri storici, specie nel mwcqXVI-mwcgXVII secolo cercarono inutilmente di trovare conferme documentali alla leggenda sull'amore, che avrebbe legato Aleramo ad Adelasia, mitica figlia dell'imperatore tedesco mwcwOttone I di Sassoniacite-ref-merlone-5-0[5].
La principale sorgente delle notizie leggendarie su Aleramo è costituita dalle cronache redatte dai frati mweqdomenicani mwegIacopo da Acqui e mwewGalvano Fiamma, che attinsero a fonti letterarie oggi perdute e alle tradizioni popolaricite-ref-merlone-5-1[5]. La loro opera, e in particolare quella di fra' Iacopo, influiranno su altri autori tra il XV e il XVII secolo. La leggenda fu poi resa immortale dalla versione del mwgapoeta e mwgqscrittore mwggitaliano mwgwGiosuè Carducci contenuta nel volume mwhaCavalleria e Umanesimocite-ref-merlone-5-2[5].
Il racconto narra che il marchese Aleramo sia nato presso mwigAcqui Terme, più precisamente nell'mwiwAbbazia di Santa Giustina a mwjaSezzadio, durante il pellegrinaggio dei nobili genitori tedeschicite-ref-merlone-5-3[5]. Rimasto orfano dei suoi genitori, il bell'Aleramo venne ingaggiato nell'esercito imperiale ed entrò alla corte dell'Imperatore mwkqOttone I, ove conobbe Adelasia o Alasia, figlia dell'Imperatore, e tra i due nacque un tenero sentimentocite-ref-merlone-5-4[5]. Incapaci di riferire la cosa a sua maestà temendo un rifiuto al matrimonio, i due innamorati scapparono nelle terre natali di Aleramo. Nella fuga usarono lei un mwlwcavallo bianco e lui uno rosso (da qui lo stemma bianco e rosso degli Aleramici: mwmad'argento, al capo di rosso)cite-ref-merlone-5-5[5]. Aleramo non riuscì a vivere senza combattere per difendere la pace. Quando l'imperatore Ottone I venne a conoscenza della cosa, volle incontrare il coraggioso giovane e perdonò i due amanti. Ad Aleramo concesse allora, in un impeto di generosità, tante terre quante egli fosse riuscito a percorrerne cavalcando senza sosta. Il territorio che egli percorse è il mwnqMonferrato: tale nome deriva da mwngmun (mwnwmattone) e da mwoafrà (mwoqferrato), ovvero dai mattoni utilizzati per ferrare i tre cavalli che Aleramo cavalcòcite-ref-merlone-5-6[5].
Origine documentata
Secondo Giancarlo Patrucco, che riprende sul punto una tesi già avanzata da mwqaFrancesco Cognassocite-ref-cognasso-6-0[6], una prima menzione di un radicamento di una dinastia aleramica, o almeno di una parte di essa, nel nuovo ordine imperiale carolingio compare nel Cartolario dell’abbazia di Montieramey dell’anno mwrq837cite-ref-patrucco-7-0[7]. Essa riguarda un Aleramo, conte di Troyes (noto anche come mwsgAlerano di Barcellona), signore dell'ultimo lembo settentrionale della mwswBorgogna, accanto alla Contea di Brienne, prima che avvenga la riorganizzazione territoriale che porterà alla nascita della mwtaChampagne. Questo Aleramo fu un valente capo guerriero del suo tempo. mwtqFidelis di mwtgLudovico il Pio e, alla sua morte, di mwtwCarlo il Calvo, combatté con successo gli arabi in mwuaCatalogna nell'mwuq850, venendo quindi incaricato di sedare la rivolta di mwugBernardo di Settimania, riuscendo nell’impresa ma perdendovi la vita, come era avvenuto ad altri suoi fratelli prima di luicite-ref-patrucco-7-1[7]. Notizie ancora precedenti si rintracciano in altri due documenti: il primo tratta di un placito che mwvwCarlo Magno è chiamato a dare nel mwwa775, a proposito di un monastero conteso tra la grande mwwqAbbazia di Saint-Denis e il vescovo di mwwgParigi. Nel testo compare un “mwwwAdelramno de parte Sanctii Dionisii”cite-ref-patrucco-7-2[7], senz’altra qualifica. Il secondo riguarda l’intervento di un Aleramo, in qualità di conte palatino, quale componente il tribunale reale in una causa tra l’abbazia di Saint Denis e un certo Angalvino.cite-ref-patrucco-7-3[7]
Il primo atto è del mwzq775, il secondo del mwzg868cite-ref-patrucco-7-4[7]. Diversi studiosi ritengono che questi due Aleramo facessero parte della famiglia di Troyes e, pertanto, questo loro coinvolgimento negli affari dell’Abbazia di Saint Denis farebbe supporre non uno, bensì due luoghi di radicamento aleramico.cite-ref-patrucco-7-5[7]
Aleramo II, così numerato per distinguerlo da quello di Troyes e di Barcellona, fu un personaggio non trascurabilecite-ref-patrucco-7-6[7]: egli creò infatti una solida rete di potere territoriale lungo un arco di contee e monasteri importanti in un semicerchio a nord di Parigi, che fece dei figli, Aleramo III e Teodorico, i giocatori chiave nella regione e li collocò efficacemente per capeggiare la difesa della città durante l'mw3aassedio normanno degli anni mw3q885-mw3g886cite-ref-patrucco-7-7[7]. Essi fecero strage di Normanni al seguito dell’imperatore mw4wCarlo il Grossocite-ref-patrucco-7-8[7] quando, durante l’assedio sostenuto da Eudes (mw6aOddone, conte di Parigi), il figlio di mw6qRoberto il Forte (capostipite dei mw6gRobertingi, poi mw6wCapetingi, Re di Francia), e dal vescovo di Parigi Gaucelin, fece una sola, breve apparizione sulle alture di Montmartre.
Aleramo II, nonostante i legami parentali con Oddone, che aveva sposato sua sorella mw7qTeoderada, e il fatto che il gemello Teodorico si fosse schierato con Oddone stesso nella contesa per il trono dei Franchi occidentali, aderì alla fazione legittimista fedele alla mw7gdinastia carolingia, capeggiata dall'Arcivescovo di Reims mw7wFolco il Venerabilecite-ref-patrucco-7-9[7]. Questi invitò il marchese franco-italico mw9aGuido II di Spoleto a oltrepassare le mw9qAlpi e ad avanzare la sua pretesa alla corona di Francia. Del medesimo gruppo facevano parte Anscario, figlio di Amedeo d’Oscheret e poi iniziatore della dinastia degli mw9gAnscarici, marchesi d’Ivrea, il conte di Langres Milone e il vescovo Geilo (o Geilone) che incoronerà Guido nella sua cattedrale di Langres.cite-ref-patrucco-7-10[7] Ma l'arcivescovo Folco cambiò partito e incoronò re il carolingio mw-wCarlo il Semplice a Reims nell'mw-a893 sostenendolo poi durante i primi mesi di duri contrasti con Oddone, finché quest’ultimo accetterà il compromesso, riconoscendolo ufficialmente nell'mw-q897 e designandolo in qualità di erede alla sua mortecite-ref-patrucco-7-11[7]. Ciò che avverrà solo un anno dopo, nell'mwaqi898. Aleramo II, fedele ai carolingi, sarà ricompensato da Carlo il Semplice il mwaqm25 maggio del mwaqq900, con la concessione dei pagi di Chamsesais e Pertois, nel Chalonnaiscite-ref-patrucco-7-12[7].
Il padre dell'Aleramo italiano, Guglielmo, compare negli stessi anni al seguito dello sconfitto Guido di Spoleto nel suo ritorno in Italia, nell'anno mwaqs888. Ciò lo rende, secondo l’ipotesi prosopografica del Patrucco e del Cognasso, un probabile parente degli aleramici franco-borgognonicite-ref-cognasso-6-1[6]cite-ref-patrucco-7-13[7]. Le origini familiari di Adelasia, prima moglie di Aleramo e progenitrice degli aleramici, restano sconosciute. Certo è che Aleramo sposò poi Gerberga, figlia di mwarqBerengario II re d'Italia e che questo matrimonio gli consentì di acquisire il titolo marchionale fra il mwaru958 e il mwary961.
Aleramo in Italia
L'mwarkAleramo storico può essere considerato il vero ed effettivo fondatore delle dinastie aleramiche. Egli godeva di grande prestigio sia presso i re d'Italia mwaroUgo di Provenza (definito da questi in una donazione "mwarsfidelis noster Alledramus")cite-ref-cognasso-6-2[6], mwasaLotario II d'Italia e mwaseBerengario II d'Ivrea, sia alla corte dell'imperatore mwasiOttone I, come dimostrato da diverse donazioni di terre, che si aggiunsero ai beni che già possedeva nel Vercellese e in Lombardia, e dal titolo di marchese assegnatogli da Berengario IIcite-ref-cognasso-6-3[6]. Peraltro, lo stesso Berengario, come Aleramo, discendeva da una casata marchionale di origine franca, gli mwascAnscarici, esule in Italia al seguito di Guido di Spoleto. Entrambi avevano mantenuto stretti legami con la corte dei re di Borgogna, tanto che Aleramo fu un favorito della regina mwasgAdelaide di Borgogna, moglie dell'imperatore mwaskOttone I di Sassonia la quale gli consentì di passare indenne attraverso la sconfitta di Berengario e l'assunzione del trono italico da parte dell'imperatore germanicocite-ref-8[8].
Nel mwas8967 infatti, Ottone di Sassonia gli donò un vasto territorio fra l'Orba e il Tanaro, che a sud raggiungeva le vicinanze di Savona. Questo territorio, boscoso e incolto, era stato devastato nel corso del secolo precedente da incursioni brigantesche, provenienti, o comunque favorite dai cosiddetti "saraceni" di mwataFrassineto nella mwateFrancia meridionalecite-ref-cognasso-6-4[6]. Questo territorio fu chiamato "Vasto" o "Guasto" e molti successori di Aleramo si chiamarono appunto "marchesi del Vasto". Per alcuni secoli, secondo Riccardo Musso, il toponimo restò in uso per il territorio montuoso compreso fra Dego, Montenotte, Carcare e Cairo. In altri luoghi prevalse invece il toponimo equivalente "Langhe" (mwatyvulgariter enim loca deserta Langae dicuntur secondo il Lunig)cite-ref-cognasso-6-5[6]. Non era un territorio omogeneo, si trattava piuttosto di varie corti sparse sulle boscose ed incolte colline del mwatsPiemonte meridionale. L'investitura ottoniana, peraltro, giunse dopo che Aleramo aveva ottenuto una grande vittoria contro i saraceni in una battaglia presso l'odierna mwatwAcqui Terme, liberando l'area dalle scorrerie arabe che la martoriavano da decennicite-ref-9[9].
La marca, di cui Aleramo era marchese, si estendeva approssimativamente dal basso Vercellese al Savonese, l'area costiera fra Finale e Cogoleto. Entro quest'area si trovavano però nuclei urbani, come mwauiSavona o mwaumAcqui, guidati dal loro vescovo e dotati di grande autonomia, riconosciuta dagli stessi imperatoricite-ref-cognasso-6-6[6]. Al momento dell'investitura di Aleramo il resto del Piemonte e della Liguria Occidentale risultava diviso in due grandi marche: a nord quella di mwaugIvrea e a sud, fra Torino e Ventimiglia, quella del marchese di Torino mwaukArduino il Glabro.
I principali rami della discendenza di Aleramo e relative suddivisioni patrimoniali
Gli aleramici non seguivano la regola del maggiorasco e per mitigare l'indebolimento della dinastia dovuta al frazionamento dei beni feudali, li gestivano in modo consortile. I domini di Aleramo rimasero proprietà parzialmente indivisa fra i discendenti dei suoi due figli mwav0Ottone e mwav4Anselmo per quasi un secolo, come dimostrano gli accordi che Savona continuò a rinnovare con tutti i rami della famiglia sino al 1085.
Alla fine dell'mwawaXI secolo, a circa un secolo dalla morte di Aleramo, i tre rami principali della discendenza di Aleramo erano:
• I marchesi di Monferrato, discendenti da Ottone. I loro beni patrimoniali erano concentrati a nord del fiume Tanaro, anche se nei secoli successivi conquistarono molti territori nel Piemonte meridionale, che erano appartenuti ad altre famiglie aleramiche.
• I mwawqmarchesi del Bosco, discendenti da Anselmo. I loro beni patrimoniali erano collocati fra mwawuAlessandria ed mwawyAlbisola;
Questa suddivisione corrisponde anche ai nuclei patrimoniali evidenziati dalle tre importanti donazioni, che furono fatte ad Aleramo. Le prime due donazioni furono fatte da mwaw8Ugo di Provenza e mwaxaLotario II d'Italia, re d'Italia. La prima (mwaxe934) consisteva nella corte di "Auriola" (?), che consentì ad Aleramo di espandere i propri domini nel nucleo storico del Monferrato. La localizzazione più accettata è mwaxiTrino, subito a nord del Po fra mwaxmChivasso e mwaxqVercelli, anche se il nome Auriola ricorda mwaxuOlivola, nei pressi di mwaxyGrazzano. La donazione dell'anno successivo riguardò la corte di Villa del Foro (mwaxcla romana "Forum Fulvii", oggi una frazione di mwaxgAlessandria), il territorio fra "Barcile" e "Carpanum", che potrebbe essere il territorio lungo l'Orba sino a mwaxkCarpeneto e la villa di mwaxoRonchi. L'Alessandrino e la valle dell'Orba (i primi due beni della seconda donazione) costituiranno il nucleo patrimoniale dei mwaxsmarchesi del Bosco, mentre il terzo, non lontano dal territorio in cui due secoli dopo nascerà il mwaxwmarchesato di Incisa, potrebbe essere stato trasmesso ai marchesi di mwax0Sezzadio, i cui beni confluirono in parte nei beni dei marchesi del Vasto. Infine nel mwax4967 l'imperatore mwax8Ottone I di Sassonia donò ad Aleramo sedici corti nel territorio devastato dai "saraceni" di mwayaFrassineto nel retroterra di Savona e nelle Langhe. Questo territorio, chiamato "Vasto", fu il nucleo patrimoniale dei marchesi detti, appunto, del Vasto.
La separazione patrimoniale fra i tre rami aleramici, già avviata nei primi decenni del secolo XI, si concluse in concomitanza con l'estinzione della discendenza maschile dei marchesi di Torino. Dato che due figlie di mwayiOlderico Manfredi II, mwaymBerta e mwayqAdelaide, avevano sposato rispettivamente Tete (il padre di mwayuBonifacio del Vasto) ed mwayyEnrico di Monferrato, dopo la morte di Adelaide il territorio dei marchesi aleramici poté estendersi lungo il Po a tutto il basso Piemonte, scontrandosi però con le ambizioni dei Savoia (mwaycUmberto conte di Moriana). La definizione degli ambiti di potere di Bonifacio e Umberto di Moriana si stabilì lungo un confine situato fra Staffarda e Carmagnola, lungo la linea del Po.
L'ampio dominio di Bonifacio, "il più famoso marchese d'Italia", secondo il cronista Goffredo Malaterra, fu suddiviso fra i suoi sette figli dando origine a un gran numero di linee dinastiche: i marchesi di Saluzzo, quelli di Busca e Lancia, quelli di Ceva e Clavesana, quelli di Savona e quelli di Incisa.
Tavola genealogica
Gli Aleramici del Monferrato
I discendenti di Aleramo gestirono per molti anni in modo consortile i domini ereditati. Dopo qualche decina d'anni, però, il territorio del Monferrato diventò un marchesato, di cui ebbero la signoria esclusiva i discendenti di Ottone, uno dei due figli di Aleramo
Dal mwafsXII secolo i mwafwmarchesi di Monferrato accrebbero enormemente il loro potere, diventando la principale dinastia feudale del Piemonte meridionale. Gli obiettivi dei marchesi furono l'espansione a danno delle importanti città comunali di mwaf0Asti, mwaf4Alba e mwaf8Alessandria, ma già dalla metà del secolo la famiglia fu impegnata anche in un secondo fronte, quello orientale. La partecipazione alle guerre in Terrasanta, ed in particolare alla mwagaTerza crociata, portò grande gloria alla corte dei Monferrato.
I successori di Guglielmo VI, mwagiBonifacio II il Gigante e mwagmGuglielmo VII il Grande si dedicarono all'estensione dei loro domini in Piemonte. Guglielmo VII ottenne la gloria maggiore quando riuscì ad estendere talmente la sua influenza da diventare anche capitano di mwagqMilano. Questi, che portò forse all'apice della potenza la sua famiglia, finì miseramente i suoi giorni in una gabbia di ferro, catturato dagli alessandrini.
Con la morte di Guglielmo VII il Grande, il marchesato precipitò nel disordine. Il figlio mwagyGiovanni I, che si spense senza eredi maschi nel mwagc1305, fu l'ultimo marchese aleramico del Monferrato.
La figlia di Guglielmo VII, Violante, aveva però sposato l'imperatore bizantino mwagkAndronico II (si osservi il legame ancora molto vivo tra gli Aleramici e l'Oriente): il figlio mwagoTeodoro pretese il trono di Monferrato e riuscì ad ottenerlo. Iniziò da quel momento la dominazione della famiglia dei mwagsPaleologi.
Elenco dei marchesi aleramici di Monferrato
I Monferrato in Oriente
mwamqGuglielmo V il Vecchio, mwamuCorrado e mwamyBonifacio I intervennero con grande slancio nelle imprese della Crociata, a tal punto che Corrado riuscì a diventare, sebbene per poco tempo, mwamcRe di Gerusalemme.
Bonifacio, invece, riuscì a cingere la corona del piccolo regno che si ritagliò in mwamkTessaglia: il mwamoRegno di Tessalonica. Il titolo suonò più altisonante che effettivo, anche perché alla morte di Bonifacio I nel mwams1207 dopo un attacco nel territorio bulgaro, l'effimero regno di Tessalonica si dissolse rapidamente e senza speranza. Il figlio mwamwDemetrio, infatti, ottenne il trono tessalonicese ancora in età giovanile e il suo potere venne affidato a dei reggenti. Quando, infine, il regno fu annesso al mwam0Despotato d'Epiro, Demetrio fu costretto a riparare alla corte dell'mwam4Imperatore Federico II, concedendogli i diritti titolari di successione al regno mediorientale.
Come già accennato, inoltre, i Monferrato divennero membri delle dinastie regnanti a Bisanzio. mwanaRanieri di Monferrato, sposando nel febbraio mwane1180 la figlia di mwaniManuele Comneno, imperatore d'Oriente, diventava genero e membro della dinastia regnante (anche se, salito al trono mwanmAndronico I Comneno, questi verrà eliminato).
I Monferrato, inoltre, si legarono anche con la successiva dinastia Paleologa: sposando mwanuAndronico II Paleologo, la marchesina Violante diede alla luce mwanyTeodoro, il quale, forte dei diritti di sua madre, resistette con successo alle pretese dei mwancmarchesi di Saluzzo alla successione al governo del Monferrato nel mwang1305, iniziando una nuova dinastia.
Gli Aleramici di Bosco e Ponzone
Da Anselmo III, nipote di un primo Anselmo figlio di mwansAleramo del Monferrato, nacque Ugo, mwanwmarchese di Bosco e mwan0di Ponzone. Egli ereditò i diritti aleramici nel territorio che dal litorale ligure fra mwan4Albisola (ad oriente del monte Priocco) e mwan8Varazze compresa si spingeva nella pianura padana lungo le valli dell'Orba, della Stura e del Piota sino ad mwaoaAlessandria, avendo come confine nord-occidentale la Bormida di Spigno.
Due figli di Ugo, Anselmo e Aleramo, diedero origine rispettivamente ai marchesi di Bosco e a quelli di mwaoiPonzone. La signoria dei primi si estendeva su Bosco, mwaomOvada, Ussecio (ora mwaoqBelforte Monferrato), mwaouPareto, mwaoyMioglia, Monteacuto, Ponte dei Prati (oggi mwaocPontinvrea), Casteldelfino (località, che un tempo sorgeva fra Pontinvrea e mwaogGiovo Ligure) e mwaokStella, mentre i secondi ebbero mwaooPonzone, mwaosSassello, mwaowSpigno, mwao0Celle e mwao4Varazze.
Nei secoli successivi il loro territorio fu conteso fra i comuni di Alessandria e di Genova, a cui i marchesi dovettero ripetutamente giurare sottomissione. Il progressivo frazionamento dei beni feudali fra diverse linee dinastiche fu la principale causa della decadenza dei marchesi di Bosco e Ponzone.
Gli Aleramici Del Vasto
mwapgBonifacio del Vasto suddivise i suoi feudi fra sette figli. Tre di essi non ebbero discendenza, perciò ne originarono le quattro dinastie feudali indicate nel seguito dei marchesi di Saluzzo, di Ceva e Clavesana, di Savona, di Busca e Lancia. Bonifacio ebbe anche un figlio di primo letto, da lui diseredato, che tuttavia, facendo probabilmente leva sull'eredità materna, diede origine al mwapkmarchesato di Incisa.
Gli Aleramici di Saluzzo
Alla morte di Bonifacio del Vasto il territorio del mwapwMarchesato di Saluzzo passò al figlio maggiore mwap0Manfredo. Il nome mwap4Del Vasto, utilizzato arbitrariamente dai cronisti saluzzesi per indicare i marchesi di Saluzzo, discendenti da Manfredo, indica propriamente solo il consortile dei figli di Bonifacio e compare per la prima volta nel 1162 (e perciò incidentalmente non compare mai neppure per Bonifacio, che era morto dal 1125 circa).
I Saluzzo furono per secoli pressati dalla potenza in ascesa dei mwaqaSavoia, rimanendo per lunghi secoli arroccati nel borgo di Saluzzo (che sarà il marchese mwaqeManfredo II a considerare sua capitale). Nel mwaqi1305, al momento della morte senza eredi di Giovanni I, ultimo marchese aleramico del Monferrato, i marchesi di Saluzzo cercarono inutilmente di ottenerne la successione.
Il momento di maggiore gloria dei marchesi di Saluzzo si verificò nel mwaqqXV secolo, sotto i marchesati di mwaquLudovico I e mwaqyLudovico II: in quegli anni il piccolo Stato divenne un raffinato centro di cultura e di arte, abile mediatore tra le contese belliche del Piemonte del tempo.
Ma, dopo la morte di Ludovico II, il marchesato iniziò a decadere rapidamente. Le guerre italiane di mwaqgCarlo VIII di Francia e di mwaqkLuigi XII devastarono il piccolo Stato, mentre i signori, che lo governarono, si spensero senza discendenza. Quando l'ultimo marchese, mwaqoGabriele, venne deposto, il territorio di Saluzzo passò prima sotto il controllo francese e poi, dopo il mwaqsTrattato di Lione del mwaqw1601, ai Savoia.
Elenco dei marchesi aleramici di Saluzzo
• mwar4Bonifacio del Vasto (figli: mwar8Manfredo I, Guglielmo di Busca, Ugo di Clavesana, Anselmo di Ceva, mwasaEnrico I Del Carretto, Bonifacio II di Cortemilia, Oddone di Loreto, Bonifacio d'Incisa, Sibilla)
• mwate1244 - mwati1296: mwatmTommaso I (figli: mwatqManfredo IV, Alasia, Eleonora, Violante, Filippo)
• mwaty1296 - mwatc1330: mwatgManfredo IV (figli: mwatkFederico I, mwatoManfredo V, Bonifacio, Eleonora, Teodoro)
• mwava1396 - mwave1416: mwaviTommaso III (figli: Carlo Giovanni, Giovanna, mwavmLudovico I, Ricciarda, mwavqValerano)
• mwavs1475 - mwavw1504: mwav0Ludovico II (figli: mwav4Michelantonio, mwav8Gianludovico, mwawaFrancesco Ludovico, mwaweGabriele)
Gli Aleramici di Ceva
Il quarto figlio di mwaxqBonifacio del Vasto, Anselmo, divenne dopo il mwaxu1125 primo mwaxymarchese di Ceva, signore di un territorio posto strategicamente sugli Appennini (Tale titolo viene confermato in un documento del mwaxc1140).
Il marchesato cercò di sopravvivere attraverso un'attenta politica matrimoniale e l'appoggio delle città comunali di mwaxwAsti e mwax0Alba: nel mwax4XII secolo il territorio venne notevolmente ampliato, grazie all'appoggio degli astigiani (come ricordato nel mwax8Codex Astensis). Promotore di questa espansione fu Guglielmo di Ceva, cui va il merito di aver consolidato la posizione della casata.
Dal 1218 non si hanno più notizie di Guglielmo di Ceva. Il territorio venne spartito tra i suoi figli. Uno di essi ottenne il titolo di marchese di mwayeClavesana, proseguendo la linea marchionale del borgo. Nel secolo successivo il matrimonio di Caterina di Clavesana con Enrico (III) del Carretto portò una parte dei territori dei Clavesana nell'Albenganese sotto il controllo dei Del Carretto di Finale.
Gli Aleramici di Savona (Del Carretto)
Il 10 giugno mwaza1162 Enrico del Vasto ottenne dall'imperatore mwazeFederico Barbarossa l'investitura della mwazimarca di Savona, un ampio territorio, che dalla costa ligure (da Savona a Finale) si estendeva lungo le valli delle Bormide sin quasi ad Acqui. Anche Cortemilia e Novello si aggiunsero ai domini di Enrico alcuni decenni dopo, con la morte senza eredi di Bonifacio, fratello di Enrico, vescovo di Alba e marchese di Cortemilia. Analogamente la morte di Ugo di Clavesana, altro figlio di mwazmBonifacio del Vasto, è all'origine dei diritti che i discendenti di Enrico vantarono nella diocesi di Albenga e in altri territori dell'antico marchesato di Clavesana.
Da Enrico del Vasto (chiamato anche mwazuEnrico I Del Carretto) discendono tutti i mwazyDel Carretto, che nei secoli successivi si spartirono in vario modo i suoi domini. Enrico, però, non utilizzò mai il nome mwazcDel Carretto, che fu attribuito per la prima volta ai suoi figli dopo il mwazg1190. Il nome è stato collegato con il possesso di un piccolo castello sulla mwazkBormida detto appunto mwazoCarretto, anche se recentemente sono state poste delle obiezioni a questa ipotesi.
Il controllo di Enrico del Vasto sul vasto territorio della marca di Savona era più formale che sostanziale a causa della crescente autonomia dei comuni di Savona, Noli, Alba e Alessandria. Già nella prima metà del XII secolo Savona e Noli si erano gradualmente costituite in liberi comuni sotto la protezione di Genova e gli accordi del mwazw1153 con Savona e del mwaz01155 con Noli avevano formalizzato la loro larga autonomia.
Nonostante la presenza di beni patrimoniali e di diritti fiscali nel Savonese e nel Nolese (diritti che furono riscattati con moneta contante in vari accordi entro la fine del secolo) la presenza carrettesca sulla costa ligure al momento dell'investitura di Enrico era di fatto ridotta soltanto al Finalese. Circa nel mwaz81193 il nucleo urbano di mwa0aFinalborgo venne cinto di mura da Enrico II del Carretto, il figlio di Enrico del Vasto, che sembra essere stato il primo nel mwa0e1188 a utilizzare il titolo di mwa0imarchese di Finale. Per molti secoli, tuttavia, i del Carretto continuarono a portare il titolo onorifico di mwa0mmarchesi di Savona, che ricordava l'antichità della loro casata e l'origine imperiale del titolo.
Sia Enrico II che suo figlio Giacomo furono ghibellini, come Enrico del Vasto. Giacomo sposò una figlia naturale di Federico II di Svevia, Caterina da Marano. Dopo la morte di Giacomo del Carretto (mwa0u1265), i suoi domini furono divisi fra i figli in terzieri, dando origine a tre distinte linee dinastiche. Uno di questi stati, il Terziere di mwa0yFinale, rimase stato sovrano per tre secoli, prima di passare alla mwa0cSpagna (mwa0g1602). Gli altri due terzieri sono quello di Millesimo, i cui signori si sottoposero al dominio dei marchesi di Monferrato, e quello di Novello. Nel Trecento inoltre i Del Carretto, anche grazie al matrimonio di Enrico, terzo figlio del marchese Giorgio, con Caterina di mwa0kClavesana, diedero origine al mwa0omarchesato di Zuccarello e mwa0sBalestrino, fra Finale e Albenga.
Nonostante la sovranità riconosciuta dall'imperatore, i Del Carretto dovettero difendere continuamente la propria autonomia dalle ambizioni di mwa00Genova, che considerava i territori dei marchesi di Savona come una spina nel fianco (dividevano in due i possessi della Repubblica). Nel mwa041385 Genova ottenne che i marchesi si riconoscessero suoi soggetti per metà dei loro domini feudali.
Nel Quattrocento, invece, l'alleanza con i Visconti, prima, e con gli Sforza, poi, consentì ai marchesi di Finale di godere di una sostanziale autonomia. Approfittando, però, del periodo della Repubblica Ambrosiana (l'interregno fra le due dinastie milanesi), Genova innescò una guerra che si protrasse dal mwa1a1447 al mwa1e1448 ed ebbe come risultato l'incendio di mwa1iFinalborgo, la capitale del marchesato, la demolizione di Castel Gavone e la completa sottomissione a Genova. Già nel 1450, però, Giovanni I Del Carretto riconquistò Finale.
Anche nel Cinquecento Finale, in strettissimi rapporti con mwa1qAndrea Doria, rimase indipendente. Genova tornò a invadere il marchesato del Finale nel mwa1u1558, facendo leva sulle proteste di una parte della popolazione, stremata dalle difficoltà economiche dell'ultima fase di guerra antecedente la mwa1yPace di Cateau-Cambrésis e dal rigido governo di Alfonso II del Carretto. Dopo un effimero ritorno del marchese scoppiò una nuova rivolta fomentata e protetta dalla Spagna, che desiderava assicurarsi il dominio diretto sull'unico scalo ligure non dipendente da Genova e ben collegato con il milanese tramite i feudi imperiali del Monferrato. Questo obiettivo fu raggiunto nel mwa1c1598 quando l'ultimo marchese, Sforza Andrea, vendette a Filippo II d'Asburgo tutti i diritti feudali sui feudi carretteschi.
Alla conclusione della guerra di successione spagnola, il mwa1kMarchesato di Finale fu infeudato alla Repubblica di Genova, ma mantenne i propri statuti medievali sino alla nascita della Repubblica Ligure mwa1o1797. Fra tutte le dinastie aleramiche, quella carrettesca fu la più longeva ed anche la marca di Savona, sia pure ridotta enormemente in dimensione, trovò in Finale uno dei suoi rami più duraturi.
Gli Aleramici di Busca e il ramo siciliano dei Lancia
Un altro importante ramo della dinastia degli Aleramici furono i mwa10Lancia (poi mwa14Lancia di Sicilia). Costoro discendevano da Guglielmo del Vasto, figlio di mwa18Bonifacio e diventato primo mwa2amarchese di Busca. Il marchesato, stretto fra le ambizioni della nuova città di Cuneo, la potenza dei marchesi di Saluzzo e l'occupazione di parte del Piemonte da parte degli mwa2eAngioini sopravvisse solo fin verso la fine del mwa2iXIII secolo. Sembra, però, che un ramo di questa dinastia si sia trasferito in Sicilia, dando origine ad una delle più importanti famiglie aleramiche (non tutti i genealogisti sono d'accordo su questa discendenza) i mwa2mLanza o Lancia.
Guglielmo del Vasto ebbe tre figli: Berengario, che ereditò il marchesato e da cui discendono i "Lancia" piemontesi (famiglia, che continuò ad esistere fino al mwa2uXIX secolo), Manfredo e Corrado. Essi avrebbero ereditato dallo zio Oddone Boverio (altro figlio di Bonifacio del Vasto e conte di mwa2yLoreto) alcuni feudi nell'Astigiano.
Il capostipite dei Lanza, secondo molti genealogisti, sarebbe stato proprio Manfredo, che era stato soprannominato mwa2gManfredo Lancia a causa dell'attività di lanciere a servizio dell'imperatore mwa2kFederico I il Barbarossa. Egli fu padre di mwa2oBiancacite-ref-31[29], di cui si innamorò l'imperatore mwa28Federico II di Svevia. Federico restò legato a Bianca per oltre venti anni e, secondo una leggenda, l'avrebbe anche sposata pochi giorni prima della morte. Da Bianca, Federico II ebbe il figlio mwa3aManfredi che sarà nominato vicario del Regno di Sicilia e che fu ucciso nella mwa3ebattaglia di Benevento. Manfredi è ricordato da Dante nel III canto del mwa3iPurgatorio.
Le circostanze dell'incontro di Bianca e Federico, avvenuto nel mwa3q1210, non sono chiare. Secondo alcuni ebbe luogo presso la corte del marchese mwa3uBonifacio I del Monferrato, presso la cui corte si era trasferito il padre dopo la morte del Barbarossa; secondo altri invece la scintilla scoccò nel castello di mwa3yAgliano (vicino a Loreto), il cui signore, Bonifacio d'Agliano, aveva sposato la vedova di Manfredo Lancia. L'amicizia con l'Imperatore, valse a Manfredi II Lancia (fratello di Bianca) la carica di Vicario generale dell'Impero d'Italia e poi capitano Imperiale di mwa3cPavia e mwa3gAsti, dove morì ucciso nel mwa3k1248. Alla corte degli Hohenstafen in mwa3oSicilia, si sviluppò così un ramo della famiglia aleramica anche in Italia meridionalecite-ref-32[30]
mwa4aGalvano Lancia, divenne un importantissimo funzionario della corte tedesca a mwa4ePalermo; fu nominato Vicario di Toscana e Gran Maresciallo di Sicilia. Dopo la mwa4iBattaglia di Benevento (mwa4m1266), rifugiatosi in Calabria assieme a Manfredi di Sicilia, combatté con il giovane mwa4qCorradino di Svevia contro mwa4uCarlo d'Angiò, ma fatto prigioniero dai francesi, fu decapitato insieme ai figli Galeotto e Bartolomeo.
Il nipote mwa4cCorrado I Lancia, dopo essere fortunosamente scampato ai massacri compiuti contro i sostenitori degli svevi, riparò in mwa4gAragona, dove divenne aiutante del re mwa4kPietro III di Aragona e capitanò svariate spedizioni militari, tra cui l'intervento in Sicilia. Suo figlio Galeotto fu mwa4oConte di mwa4sCaltanissetta e Gran Cancelliere del Regno di Sicilia nel 1297.
Gli Aleramici di Incisa
Un altro potentato di particolare rilevanza fu il piccolo mwa44Marchesato di Incisa, creato nel mwa48XII secolo da Alberto del Vasto e conservato, con alterne vicende, fino al mwa5a1548.
La politica degli Incisa oscillò sempre tra Milano e i Monferrato. Dilaniata dalle guerre civili, Incisa vide nella figura di mwa5iOddone d'Incisa, nella fine del mwa5mXV secolo, un personaggio dal particolare carisma, che cercò di spodestare il marchese mwa5qGuglielmo IX del Monferrato. Scoperto il complotto, Oddone venne condannato a morte. Il territorio del marchesato fu poi annesso ai mwa5uGonzaga.
Arte
Letteratura nelle corti Aleramiche
Poco noto, ma di estrema importanza per la storia della letteratura regionale, fu il mecenatismo di taluni principi di stirpe aleramica, che ospitarono nelle loro piccole corti un gran numero di artisti, specialmente letterati.
La corte dei Monferrato accolse un grande numero di poeti ed artisti dell'epoca: la poesia provenzale trovava nelle gesta dei Monferrato in Oriente un ottimo spunto per i racconti epici. In Piemonte si trovavano in quegli anni poeti famosi come Gaucelm Faidit, mwa5oRambaldo di Vaqueiras e mwa5sBertran de Born. Ma alla morte di Bonifacio, quando il figlio mwa5wGuglielmo VI decise di concentrare la sua politica solo sul consolidamento del potere nel marchesato e sulla sua difesa, si attirò le ire dei cortigiani e dei poeti che lavoravano alla corte del padre. In poco tempo, essi abbandonarono il Monferrato, trovando spunti per le loro opere nelle gesta di altri condottieri crociati.
Un discorso a parte merita invece mwa54Tommaso III, signore di mwa58Saluzzo, che scrisse, durante un periodo di prigionia a Torino nei primi anni del mwa6aXV secolo, un poema in lingua provenzale. Intitolato mwa6eLe Chevalier Errant, esso rimase noto quasi esclusivamente negli ambienti intellettuali.
Altrove, alla corte di Casale, il marchese Galeotto mwa6gDel Carretto di Millesimo scrisse delle mwa6kCroniche del Monferrato, cui fece eco Benvenuto di San Giorgio sullo stesso soggetto.
Anche mwa6wLudovico II, principe protettore delle arti, scrisse un mwa60Trattato sul Buon Governo degli Stati (mwa641499).
Vestigia storiche ed artistiche
Nel campo pittorico, si distingue il ciclo di affreschi realizzati nel mwa7eCastello della Manta da un non meglio identificato mwa7imaestro del Castello della Manta. Il palazzo, di proprietà di mwa7mValerano di Saluzzo, conserva ancor oggi l'importantissimo ciclo pittorico i cui personaggi, tratti dal poema di Tommaso III mwa7qLe Chevalier Errant, raffigurano i cortigiani del periodo.
Degna di nota è l'mwa7yAbbazia di Santa Maria di Lucedio, fondata dal marchese mwa7cRanieri I del Monferrato e divenuta il principale luogo di culto del Marchesato monferrino. Conserva, al suo interno, le spoglie di numerosi discendenti di Aleramo.
Sono molti i castelli, degni di nota, in cui si stabilirono membri della dinastia Aleramica: ad esempio i castelli di mwa7kCamino, di mwa7oSan Giorgio Monferrato, di mwa7sFinale, oltre che quello di Saluzzo.
Note
Esplicative
cite-note-11. mwa8qmwa8uBaldovino V (mwa8y1177–mwa8c1186), figlio di mwa8gGuglielmo "Spadalunga" degli Aleramici e di mwa8kSibilla di Gerusalemme, fu re di Gerusalemme dal mwa8o1185 alla morte. mwa8wmwa80Corrado degli Aleramici (mwa841140 ca.–mwa881192), figlio di mwa9aGuglielmo V degli Aleramici, zio di Baldovino V e marchese del Monferrato, fu mwa9emwa9ijure uxoris anche re di Gerusalemme, mwa9mmwa9qde facto dal mwa9u1191 alla morte, mwa9ymwa9cde jure solo nel mwa9g1192. mwa9omwa9sMaria degli Aleramici (mwa9w1192–mwa901212), figlia di Corrado, fu regina di Gerusalemme dal mwa941205 alla morte.
cite-note-22. mwa-imwa-mBonifacio I degli Aleramici (mwa-q1150–mwa-u1207), già marchese del Monferrato dal mwa-y1192, fondò il mwa-cRegno di Tessalonica e ne fu il suo primo sovrano dal mwa-g1204 alla morte. mwa-omwa-sDemetrio degli Aleramici (mwa-w1205–mwa-01230), figlio di Bonifacio I degli Aleramici, fu il secondo ed ultimo effettivo re di Tessalonica, dal mwa-41207 al mwa-81224. Dopo di lui, altri esponenti della famiglia degli Aleramici e di altre dinastie reclamarono i propri diritti sul Regno, considerandosi, ma solo titolarmente, re di Tessalonica.
cite-note-33. mwa-mOttone I, mwa-qimperatore del Sacro Romano Impero, mwa-ure d'Italia e mwa-yre di Germania, conferma nel mwa-c967 i titoli di mwa-gAleramo, ufficialmente primo marchese del Monferrato.
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cite-note-104. Nell'atto di fondazione dell'mwbesAbbazia di San Quintino di mwbewSpigno, avvenuta il 4 maggio del mwbe0991, il figlio mwbe4Anselmo dichiara di essere «mwbe8filius bone memorie Aledrami itemque marchio».
cite-note-115. Figlia del re mwbfmBerengario II d'Ivrea.
cite-note-126. Figlia di mwbfcAdalberto II d'Ivrea, mwbfgre d'Italia.
cite-note-137. Si veda mwbfwTavole di sintesi sulle origini.
cite-note-148. Fondatore della breve linea marchionale dei mwbgaSezzadio (Cfr. mwbgemwbgiAndrea Paleologo Oriundi,mwbgm pp. 44, 45).
cite-note-169. Figlia di mwbgcAlberto Azzo I.
cite-note-1710. Citato solo una volta, in un documento del mwbgs1014, definito in esso mwbgwclerico. Non prese però mai i voti: questa definizione gli fu attribuita perché ricevette un'istruzione, evento non comune per l'epoca. Dopo la morte di mwbg0Enrico II, andò in mwbg4Francia ad offrire la corona italica a nome di molti maggiorenti italiani al re dei mwbg8Franchi mwbhaRoberto II o ai suoi figli, poi la offrì a mwbheGuglielmo V di Aquitania o ai suoi figli. L'ambasceria si concluse con un nulla di fatto e mwbhiCorrado II cinse la corona italica. Non ebbe figli (Cfr. mwbhmmwbhqAndrea Paleologo Oriundi,mwbhu pp. 44, 45).
cite-note-1911. Ottone viene anche identificato come mwbhkTeuto, o mwbhoTéutone, nome normalmente abbreviato in mwbhsTete o italianizzato in mwbhwTeottone.
cite-note-2113. Forse sposò in seconde nozze mwbioGuido III di Biandrate.
cite-note-2214. Marchese di Parodi.
cite-note-mon-2315. Monaca.
cite-note-2517. mwbjovescovo di Alba
cite-note-2618. Figlia di mwbj4Federico Barbarossa.
cite-note-2719. Figlia di Bonifacio, mwbkimarchese di Clavesana, conte di mwbkmCortemilia.
cite-note-2820. Conte di Donoratico.
cite-note-2921. Figlia di mwbkoRichard de Clare VI.
cite-note-3028. ↑ Ferraris, p. 123
cite-note-3129. ↑ L'ascendenza di Bianca Lancia non è sicura. Secondo altri sarebbe figlia di Bonifacio I, figlio di Corrado Lancia, fratello di Manfredo.
cite-note-3230. ↑ Secondo altri storici, invece, il capostipite dei Lancia in Sicilia sarebbe Corrado Lancia, Signore del Castello di Fondi dal 1168 e figlio di Oddone Marchese di Loreto, fratello di Guglielmo Marchese di Busca, ed entrambi figli di Bonifacio marchese del Vasto e di Savona.
Bibliografiche
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Voci correlate
• mwbpcMarchesato del Monferrato
• mwbpkMarchesato di Saluzzo
• mwbpsMarchesato di Finale
• mwbp0Marchesato di Busca
• mwbp8Marchesato di Incisa
• mwbqeMarchesato di Ceva
• mwbqmMarchesato di Clavesana
• mwbquMarchesato di Spigno
• mwbqcAleramo del Monferrato
• mwbqkBonifacio del Vasto
• mwbqsDel Vasto
• mwbq0Del Carretto
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Collegamenti esterni
• mwbriLeggenda di Aleramo, su youtube.com.
• mwbrqMarchesi del Monferrato, circolo culturale.
• mwbryMarchesi del Monferrato, Dalle terre degli aleramici alla Sicilia
• mwbrgArchivio Monferrato, Centro di documentazione storico digitale
• mwbroAccademia Aleramica di Alba, associazione culturale per la promozione territoriale.
• mwbrwGruppo Storico La Medioevale di Savona, gruppo storico e culturale dell'associazione "Gli Aleramici"